L’USO DELL’AFFUMICATORE LIMITA IL RILASCIO DEL VELENO NELLE API?

arnie affumicatoreIl fumo impiegato in apicoltura limita il rilascio del veleno nelle api: a questa conclusione è arrivato un recente studio (Gage et al., 2018) condotto negli Stati Uniti.  Nello specifico, la ricerca suggerisce che la goccia di veleno sia normalmente liberata in condizioni di grande agitazione delle api mentre il fumo, proprio perché agisce inibendo la loro aggressività, ne riduce il rilascio.

Il perché della puntura di veleno.  Vediamo ora la puntura con rilascio di veleno in un contesto ecofisiologico ed evolutivo. 

Le api (Apis mellifera) sono insetti sociali che hanno sviluppato un’efficace risposta difensiva coordinata per assicurare la sopravvivenza della colonia e per salvare l’alveare, contenitore di risorse importanti che possono essere l’obiettivo alimentare d’insetti e mammiferi.  Questo comportamento combattivo collettivo è uno dei più noti e temuti. Gli apicoltori applicano il fumo per diminuire la probabilità di essere punti.  L’uso del fumo è una pratica diffusa e antica, ma le ragioni alla base della sua efficacia non sono ben comprese.

Le api guardiane. Le api guardiane si collocano all’ingresso degli alveari e sebbene il loro numero sia limitato, perché solo il 10-15% delle api operaie adulte diventano guardiane, rappresentano la prima linea di difesa.  Sorvegliano l’ingresso dell’alveare e individuano qualsiasi oggetto o essere che si avvicini alla colonia.  Sono molto sensibili alle vibrazioni, agli odori, al colore e al movimento e sono capaci di distinguere le api della propria colonia dagli intrusi.

pungiglioneFumo e difesa collettiva.  Quando un’ape guardiana è disturbata, solleva l’addome e rilascia il feromone di allarme, contenuto nella camera che alloggia il pungiglione, sporgendo quest’ultimo (v. schema semplificato del pungiglione).  Inoltre, agita le ali per aiutare la dispersione del feromone e allertare così la colonia.  Infatti, in seguito al rilascio del feromone, aumenta notevolmente il numero di api all’ingresso dell’alveare.

S’ipotizza che in circostanze stressanti, il fumo possa interrompere la comunicazione chimica tra le api.  Il feromone di allarme, ad esempio, potrebbe essere mascherato dal fumo in modo tale che i suoi numerosi componenti diventino indistinguibili per le api.  Un’altra possibilità è che il fumo indebolisca temporaneamente la sensibilità delle api operaie a percepire gli odori, in particolare quello del ferormone di allarme.  Inoltre, il fumo potrebbe agire inducendo le api a ingerire il miele dalle celle che, a causa di quest’attività, diminuirebbero le aggressioni, fenomeno tipico delle sciamature spontanee.

La risposta difensiva delle api è un esempio di azione collettiva basata su processi di reclutamento e amplificazione all’interno dell’alveare.  Se il fumo colpisce uno o più aspetti di questi processi, è quindi probabile che i comportamenti difensivi diminuiscano.

Lo studio condotto.  Su api stressate sono stati confrontati due tipi di fumo: uno ottenuto con tela-juta; il secondo, da piante femminili di luppolo (Humulus lupulus) seccate, perché la luppolina, sostanza ottenuta dai fiori femminili del luppolo, è un noto sedativo.

Lo stress è stato raggiunto tramite l’applicazione di un breve voltaggio all’ape, variando da lieve a forte perturbazione (n. della r.: nell’articolo originale vi sono fotografie della procedura, vedere https://academic.oup.com/jinsectscience/article/18/4/7/5060209).

La risposta da parte delle api è stata valutata in base alla maggiore o minore estensione del pungiglione.  In sintesi si è voluto valutare se lo stress provocato da crescenti livelli di voltaggio potesse condizionare l’estensione del pungiglione e se questo riflesso possa essere modificato dal fumo.

Risultati e conclusioni.  E’ stato appurato che il fumo non condizionava la probabilità di estensione del pungiglione, ma influiva sul rilascio della goccia di veleno.  La goccia di veleno veniva più facilmente rilasciata man mano che aumentava il voltaggio (e quindi lo stress), ma questo effetto era significativamente ridotto in presenza di fumo.

Non sono state rilevate differenze significative tra i due tipi di fumo (juta e luppolo)

Dallo studio emerge che l’emissione della goccia di veleno coincide con un’elevata agitazione dell’ape ma che il fumo è capace di ridurre la probabilità di rilascio.  Dal punto di vista eco fisiologico, si ipotizza perciò che la goccia di veleno funzioni come amplificatore del feromone dell’allarme e che il fumo, in base alla sua capacità di ridurre la formazione di gocce, possa portare ad un minore rilascio nell’ambiente circostante del feromone di allarme, sostanza responsabile dello scatenarsi della pericolosa difesa collettiva.

Per ulteriori informazioni:

Stephanie L. Gage, Fabiana Ahumada, Angela Rivera, Henry Graham, Gloria DeGrandi-Hoffman, 2018. Smoke Conditions Affect the Release of the Venom Droplet Accompanying Sting Extension in Honey Bees (Hymenoptera: Apidae). Journal of Insect Science 18 (4): 7: 1-7.  https://academic.oup.com/jinsectscience/article/18/4/7/5060209

a cura della dr.ssa Beti Piotto, agronoma, membro dell'Associazione Italiana Apiterapia e dell'Accademia Italiana di Scienze Forestali

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