Le prospettive dell’impiego della propoli e del miele in apiterapia

miele e propoliLa Primavera è alle porte ma come dicono i nostri amici agricoltori di una certa età “Marzo cambia sette cappelli al giorno”. La Candelora è passata da un mese ma in certe giornate, ancora fredde, scrutiamo, in cielo e terra, le prime avvisaglie della Primavera.

Il freddo è una medicina ma che lascia talvolta una scia naturale di brontolii e tossi. In attesa di una splendida giornata di sole, da buoni apicoltori, rimediamo con miele e propoli gli acciacchi invernali, un po’ come gli alpini con la grappa il freddo entrato nelle ossa.

Con il contagocce in mano, compiaciuti, guardiamo cadere quelle stille ambrate e profumate di resine e ci domandiamo se, anche questa volta, la propoli ci aiuterà. Beh, non siamo gli unici a chiedercelo. Anche degli scienziati, da una parte all’altra del globo, si sono posti la stessa questione.

Propoli verdi, rosse, ambrate sono arrivate in vari laboratori. Ognuna con origini botaniche differenti e qualità diverse. Difficile appare estrapolare la Propoli assoluta. Piante, geografia, periodo dell’anno e procedure di raccolta ne modificano le caratteristiche: un mosaico di variabili. A queste si aggiungono altre che l’ape, che la raccoglie, aggiunge di suo (1) sia durante il prelievo che l’impiego “autonomo” nell’arnia, aumentandone la complessità. Non mancano, purtroppo, quelle antropiche (trattamenti fitosanitari e inquinamento ambientale, trattamenti sanitari delle nostre care api e materiali usati per raccoglierla) che in certi casi squalificano il prodotto, come avviene in tutte le lavorazioni alimentari.

Gli aspetti più studiati della propoli sono quelli batteriostatici, fungicidi, antiparassitari, antivirali, immunostimolanti e, come risultato di azioni antiossidative complesse, citostatici. La variabilità di cui sopra genera un numero elevato di molecole bioattive; che la maggior parte dei ricercatori stima oltre le 200, taluni oltre 300. Ponendo attenzione a quest’aspetto della propoli, si può orgogliosamente dire che la propoli è uno dei prodotti dell’alveare accreditato (o in fase di sperimentazione) di enormi potenzialità in campo medico e alimentare.

Già oltre venti anni fa era stata riscontrata l’inibizione in vitro dello sviluppo batterico; nel passare degli anni si sono perfezionate le tecniche di ottimizzazione per garantirne un impiego sicuro ed efficace: micronizzazione della tintura (2) per l’assemblaggio di prodotti nutraceutici, polverizzazione in pellet d’idrossiapatite di calcio (3) per osteoplastica e odontoiatria, inglobazione di propoli in microtubuli di diossido di titanio per migliorare gli esiti d’implantologia dentale (4).

batteri biofilmSoffermandoci sulla caratteristica della propoli di essere un buon antibatterico o, al minimo, batteriostatico: vediamo che, grazie alla liposolubilità di alcune sue molecole, essa riesce a penetrare il biofilm batterico prodotto dai batteri.  Questo “mantello di protezione”, che alcuni ceppi batterici generano per proteggersi e riprodursi, può risultare impermeabile ad alcuni antibiotici; solo una piccola parte, quelli privi di questa difesa, possono essere aggrediti dai farmaci, e sempre che non siano antibiotico-resistenti. La propoli (5), e in parte anche il miele, riesce a sciogliere questa barriera e ad avviare un processo di disgregazione delle membrane cellulari batteriche. Alcuni ricercatori ascrivono quest’ultima proprietà, tra le tante, ai polifenoli della propoli di origine botanica. La constatazione che ve ne siano di varia origine e qualità rende ancora difficile l’impiego come farmaco affidabile. Ahimè, la ricerca del “proiettile d’argento”, quello capace di uccidere con totale sicurezza tutti i batteri patogeni è continua. A differenza di un farmaco che ha una o due molecole attive, la propoli ne ha un’ampia scorta: e su di esse che i laboratori chimici focalizzano la loro attenzione. Recentemente, la molecola più promettente dal punto di vista biochimico contenuta anche nella propoli, il CAPE (estere feniletilico dell’acido caffeico), è stata sintetizzata in laboratorio, tali e tante sono le richieste di questa sostanza in ambito sanitario e alimentare. Come avviene nei buoni laboratori, si sono spesi tanti soldi ed energie per identificare come avvengano i processi antinfiammatori di questa molecola; emergono diversi meccanismi: d’interferenza su base molecolare che bloccano l’avvio d’infiammazioni acute polmonari (6), di stimolo dell’apoptosi cellulare e dell’autofagia (la morte delle cellule e la loro cannibalizzazione da parte di altre cellule “spazzino”) nei tumori della mammella avviati da infiammazioni (7). Giusto per evitare che il CAPE sia metabolizzato dalle cellule e perdere la sua attività velocemente, alcuni ricercatori (8) l’hanno legata a una molecola chelante, una ciclodestrina, che così potrebbe essere somministrata, come farmaco antimetastasi. Fermiamoci qui, per cortesia, per questa molecola. Se però vi affascina, potete scoprire che nuove ricerche la riconoscono utilizzabile per la terapia dell’HIV e il contrasto del virus dell’epatite C (9).

E le altre centonovantanove (o duecentonovantanove) molecole? Ritorniamo a pensare alla complessità naturale della propoli. In effetti, in un recente articolo apparso quest’anno su Medicines (10), con propoli europee (purtroppo non italiane), le analisi eseguite con cromatografia ad alta pressione (HPLC) mostravano una moltitudine di molecole identificabili e diverse, nelle concentrazioni e natura, a seconda della provenienza ma con alte capacità anti-ossidanti, valide attività antibiotiche (in particolare la propoli in etanolo rispetto a quella idrosolubile) e ottime qualità fungicide. Interessante è che le propoli esaminate avevano una forte azione battericida sui Gram Positivi e minore su quelli Gram negativi (le membrane batteriche presentano differenti strati molecolari) e che era la sinergia tra gli esteri degli acidi fenolici (polifenoli) e i flavonoidi (galangina e pinocembrina, in particolare) a essere alla base delle attività della propoli. Sempre gli stessi ricercatori hanno notato che la concomitante utilizzazione della propoli con taluni antibiotici (neomicina, tetracicline, gentamicina tra i tanti) ne rafforzava gli effetti. La presenza della propoli potrebbe scardinare quel biofilm che limita l’effetto degli antibiotici.

Mi domando a questo punto, come si faccia a non parlare anche di miele come risorsa aggiuntiva alla propoli. Ben noti sono i vantaggi del miele nel tenere sotto controllo la flora patogena: questo è un argomento da considerare perché per la propoli l’uso è saltuario (un farmaco naturale) mentre con il miele si entra nella normale alimentazione prospettive propoliquotidiana. E in barba alla sensazione che del miele si sappia tutto, ecco una recente scoperta della presenza di una molecola (menaquinone o vitamina K2) con azioni antiossidative e antibiotiche (10,11). L’applicazione di tecniche alimentari con molecole simili (pastoni per animali) è così rilevante da contribuire negli USA al completamento nella dieta alimentare della vitamina K. Interessante è che questa molecola agevoli la crescita dei lattobacilli (presenti nella flora intestinale sana).

Se consideriamo che alcuni zuccheri presenti nel miele (oligosaccaridi del fruttosio e dello xilosio o FOS e XOS) sono solo assimilati dai batteri intestinali e che questi ultimi trovano giovamento dalla presenza della vitamina K2, si può ben sperare che il miele sia visto come un rinvigorente del sano microbiota umano. Com’è ormai noto, lo stato efficiente della flora batterica intestinale è un ottimo viatico per il conseguimento delle migliori difese immunitarie nel tempo. E anche il buon miele ne costituisce, sempre con maggiore enfasi, un sostegno concreto.

Come per la propoli, alcune nuove ricerche nel settore delle terapie antibiotiche verso batteri sempre meno sensibili ad essi (antibiotico-resistenza), avviate per migliorare la efficacia nel disgregare i biofilm batterici, vedono il miele quale rimedio naturale. L’applicazione sinergica di antibiotici e miele (nel lavoro del 2018 si tratta di rifampicina e miele manuka per uso medico) sembra dare ottimi successi dove il solo antibiotico non era in grado di agire (12). Siamo ancora nello studio dei meccanismi in vitro, ma speriamo che la vittoria sull’antibiotico resistenza, con il contributo del miele e della propoli, possa celermente e positivamente concretizzarsi nella terapia ordinaria.

a cura del dr. Pietro Paolo Milella, biologo, consulente di apiterapia

BIOGRAFIA

  • MC Marcucci “Propolis: chemical composition, biological properties and therapeutic activity” Apidologie 1994
  • Da Cruz A., da Silva MCD, Olivveira JMDS, Kamira REDS, Vieira DA, Escodro PB, Basilio-Junior ID, do Nascimiento TG,“Chemical and microbiological characterization of tinctures and microcapsules loaded with Brazilian red propolis extract”J Pharm Anal 2017
  • Scatolini AM, Pugine SMP, Vercik MP, Rigo ECDS “Evaluation of the antimicrobical activity and cytotoxic effect of hydroxyapatite containing Brazilian propolis” Mater 2018
  • Nithideth S., Yu-Kyoung K., Young-Seok J., Young-Hee L., Ho-Keun Y., Jong-Hwa K., Kyoung-A K., Tae-Sung B., Min-Ho L.,“Enhancing of Osseointegration with Propolis-Loaded TiO2 Nanotubes in Rat mandibule for Dental Implants” Materials 2018
  • Jaiswal N. Sinha DJ, et Al. “Evaluation of antibacterial efficacy of Chitosan, Chlorexidine, Propolis and Sodium hypochlorite on Enterococcus Faecalis biofilm: An in vitro study” J. Clin. Exp. Dent. 2017
  • Chen L., Jin Y., Chen H., Fu W., Zheng L., Lu M., Chen G., Zhang Y., Liu Z., Song Z., Liang G. “Discovery of caffeic acid phenethyl ester derivatives as novel myeloid differentiation protein 2 inhibitor for treatment of acute lung injury” J. Med. Chem. 2018
  • Chang et Al. “Ethanol extract of propolis and its constituent caffeic acid phenethyl ester inhibit breast cancer cells proliferation in inflammatory microenvironment by inhibiting TLR$ signal pathway and inducing apoptosis and autophagy “. BMC Compl. And Alt. Med. 2017
  • Ishida et Al. “Anticancer Activity in Honeybee Propolis: Functional Insights to the role of Caffeic Acid Phenethyl Ester and Its Complex With ϒ-Cyclodextrin” Cancer Therapies 2018
  • Ghulam M., Sabiha K., et Al.“Caffeic Acid Phenethyl Ester and Therapeutic Potentials” BioMed Research International 2014.
  • Kim L., Brudzynski K. “Identification of menaquinones (vitamin K2 homologues) as novel constituents of honey” Food Chem. 2018
  • Walther B., Karl J.P., Booth S.L., Boyaval P., “Menaquinones, Bacteria , and the Food Supply: The relevance of Dairy and Fermented Food Products to Vitamin K Requirements” Am. Soc. For Nutr. Adv. Nutr. 2013
  • Liu M. Y., Cokcetin N.N., Lu J., Turnbull L., Carter D.A., Whitchurch C.B. Harry E. J. “Rifampicin-Manuka Honey Combinations Are Superior to Other Antibiotic-Manuka Honey Combinations in Eradicating Staphylococcus aureus Biofilms” Frontiers in Microbiology 2018
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